Capita spesso di recuperare da adulti una serie animata amata da piccoli, pronti a fare i conti con la nostalgia e con il timore che il classico robottone di turno sia invecchiato malissimo. Eppure, se si ha la pazienza di dare una possibilità a *God Sigma*, ci si rende conto che sotto la patina del tempo si cela un vero e proprio gioiello nascosto.
A un primo impatto visivo e narrativo, l’opera sembra il solito calderone mecha, a metà tra lo stile di Go Nagai (*Goldrake*, *Mazinga*, *Jeeg*) e quello di Tadao Nagahama (*Combattler V*, *Vultus V*, *Daimos*). Tuttavia, la serie va ben oltre il semplice canovaccio del robot componibile.
La premessa ci porta nel 2050: la Terra è divisa tra un progresso scientifico sfolgorante e una sovrappopolazione cronica che ha generato una drammatica crisi energetica. A risolverla ci pensa il dottor Kazami con la fondazione di Trinity City e lo sfruttamento della “Triplice Energia”, una risorsa pulita utilizzata anche per alimentare tre veicoli pensati per l’esplorazione spaziale. Come da copione, il pianeta alieno Helda punta a impossessarsi di questa tecnologia, ma i piloti Toshiya, Julian e Kiraken — ai comandi rispettivamente dei robot Tuono, Nettuno e Terremoto — riescono a respingere gli invasori grazie alla straordinaria unione dei mezzi nel superrobot God Sigma.
Sembra la fiera del déjà-vu, ma è qui che la serie sorprende: superato un avvio un po’ pigro e routiniero, la sceneggiatura cambia passo e spicca il volo.
Quando i confini tra buoni e cattivi si dissolvono
A metà percorso, l’autore Saburō Yatsude ribalta le carte in tavola. Il baricentro della storia diventa il Generale Terral, comandante delle forze aliene d’invasione, costretto a voltare le spalle al proprio stesso popolo. Gli Heldiani del XXIV secolo, guidati dallo spietato comandante Lagan, sono infatti giunti nel passato per vincere la guerra a ogni costo, ricorrendo a metodi brutali e massacrando persino i propri commilitoni. La dinamica ricorda da vicino il canovaccio di *Terminator*, in cui John Connor viaggia nel tempo per proteggere Sarah e neutralizzare la minaccia prima che divampi (senza però riuscire a evitare il peggio).
Terral capisce che con gli umani è possibile aprire un canale di dialogo. Dopo aver scoperto la crudeltà di Lagan (che stermina i soldati fedeli alla vecchia guardia), il generale fugge ferito e viene accolto e curato dai terrestri. Durante la convalescenza, Terral rivela la sua vera identità: è in realtà Lara, la compagna del comandante originario ormai deceduto. Per portare a termine la missione, la donna ha accettato un estremo sacrificio d’amore, fondendo la propria anima e il proprio corpo con le spoglie del compagno per rianimarlo.
La missione di Terral e Lara, tuttavia, non mira alla sottomissione della Terra, ma nasce da una tragica necessità difensiva. Nel loro futuro, infatti, l’umanità ha distorto l’uso della Trinity Energy, trasformandosi in un impero feroce e tirannico che annienta le civiltà della galassia. Gli Heldiani non hanno attaccato per malvagità, ma per un disperato tentativo di prevenire la nascita di un mostro universale. È una lettura cupa e critica dell’imperialismo umano, un tema già toccato da capolavori come *Ideon*, *Kyashan* e *Tekkaman*. L’evoluzione di Terral non è repentina, ma si compie passo dopo passo grazie a due elementi chiave: la compassione e la comunicazione. Il generale risparmia Toshiya quando Rie gli fa da scudo, tentenna davanti all’innocenza dei bambini della base e, dopo essere stato salvato dalla sorella di Julian (che pagherà questo gesto con la vita), confessa tutto a Toshiya, dando vita a un’intesa profonda votata a scongiurare il disastro.
Eroi sfaccettati e falsi miti
Negli anime robotici la figura del mentore saggio o dello scienziato pronto al sacrificio è un pilastro inamovibile, da Kenzo Kabuto in *Il grande Mazinga* al Professor Shiba in *Jeeg Robot*. In *God Sigma*, invece, questo stereotipo viene demolito. Il Professor Kazami, accecato dal delirio di onnipotenza e ossessionato dalla tecnologia dei viaggi nel tempo, si trasforma nel vero antagonista della narrazione. Arriva a torturare Terral, abbandona i profughi al loro destino e, nel finale, tenta persino di patteggiare con il spietato Lagan pur di impossessarsi del segreto temporale. Verrà punito dalla sua stessa ingordigia, finendo ucciso (tra l’ironia amara degli ignari superstiti che gli tributeranno persino funerali solenni). Intanto, la base Trinity va in pezzi, facendo emergere la vera tempra dei protagonisti:
- I piloti (Toshiya, Julian e Kiraken): Originari della colonia di Io (battezzata *Joa* nell’adattamento italiano), scelgono la via della disobbedienza per salvare i sopravvissuti della Cosmo Fabbrica. Julian evolve da figura fredda e scostante a modello di straordinaria nobiltà d’animo, mentre Toshiya e Kiraken spiccano per istinto e autenticità.
- Rie: Vero cuore pulsante e morale del gruppo. Profondamente ferita dal tradimento etico del professor Kazami — che considerava una figura paterna —, raccoglie senza esitazione le redini del comando.
- Il cast di contorno: Dalla frivolezza di Minako e del padre Martino (ricco finanziatore capriccioso) fino ai piccoli Shota e Saki, i quali perdono la patina iniziale di macchiette comiche per regalarci momenti di struggente umanità, come quando mentono al padre morente di Toshiya per regalargli una morte serena.
Anche sul fronte nemico si staglia un netto divario tra la fedeltà incrollabile di ufficiali come Litz e Gira verso Terral e la follia distruttiva di Lagan.
Un epilogo spiazzante e amaro
Nell’atto conclusivo sulla luna Io, Terral combatte spalla a spalla con la resistenza prima di soccombere per mano di Lagan. Prima di spirare, riesce comunque a consegnare a Toshiya le coordinate del viaggio temporale. Sconvolto dal lutto, Toshiya sbarazza Lagan e prende una decisione drastica: parte in solitaria verso il futuro alla volta di Helda, portando con sé l’energia Trinity per onorare la promessa fatta a Terral e salvare quel mondo. Il sipario cala nel silenzio, senza svelare il suo destino e lasciando lo spettatore con un senso di vertigine e smarrimento.
Il messaggio finale risuona forte e chiaro: una volta raggiunta la stabilità in casa propria, l’uomo tende inevitabilmente a esportare altrove la propria brama di conquista. Kazami e Lagan incarnano la sete di potere assoluto, mentre Toshiya e Terral rappresentano l’unica via di salvezza: la coesistenza pacifica.
Due curiosità sull’edizione italiana
Sul fronte tecnico, il design dei mecha regge ancora magnificamente il confronto con il tempo, impreziosito da una colonna sonora cult firmata da Fabio Frizzi (fratello del compianto Fabrizio), già autore delle musiche per pellicole iconiche come *Fantozzi*, *Febbre da cavallo* e *Zombie 2*. Un vero peccato, però, per la gestione audio della sigla italiana, sovrapposta brutalmente alla traccia originale giapponese fino a cancellare completamente gli effetti sonori nativi, impoverendo l’impatto visivo delle sequenze di trasformazione rispetto ad altri robot dell’epoca. Il doppiaggio si difende onorevolmente, sebbene presti il fianco a due sviste notevoli: l’utilizzo di due diverse doppiatrici per Terral e Lara (scelta che in originale era un’attrice unica, proprio per evidenziare la fusione fisica dei corpi) e l’omissione degli ultimi due episodi della serie, oggi fruibili esclusivamente in lingua originale con sottotitoli.





