Spesso si commette l’errore di snobbare le sigle dei cartoni animati, etichettandole come semplici brani per l’infanzia.
In realtà, dietro quelle melodie si cela un lavoro di altissimo profilo, firmato da professionisti che hanno fatto la storia della musica italiana. Non c’è differenza tra la cura dedicata a una colonna sonora cinematografica e quella per un anime: in entrambi i casi, troviamo artisti di immenso talento.
Grandi nomi per piccoli telespettatori
Molti non sanno che voci celebri della nostra musica hanno prestato il loro talento ai “disegni animati”. Fabio Concato, ad esempio, partecipò ai cori di Ufo Robot, mentre Marco Ferradini (l’autore di Teorema) interpretò la sigla de La principessa Zaffiro. Ancora, Silvio “Silver” Pozzoli, icona della Italo-disco anni ’80, ha dato voce a serie come Astrorobot e Huck e Jim. Ma non è solo questione di voci: il contributo strumentale è stato altrettanto prestigioso.
Perché la musica resta, mentre i ricordi svaniscono
Mentre molti titoli e trame finiscono nel dimenticatoio — magari portandoci a confondere un robot con l’altro — la musica ha un potere diverso. Entra nel profondo e vi rimane. Possiamo dimenticare il nome di un protagonista, ma non quella melodia che ci emozionava da piccoli. Per generare questo “incantesimo”, servivano musicisti con la “M” maiuscola, capaci di fondere testi azzeccati e arrangiamenti magistrali.
Negli anni d’oro (tra il 1979 e la fine degli ’80), la RCA dominò il mercato, affiancata da etichette come Fonit, Emi e CLS, sfornando successi a catena grazie a gruppi storici nascosti dietro pseudonimi, come i Superobots, i Rocking Horse o I Cavalieri del Re.
I “Pezzi da 90” della musica italiana: una doppia vita
Analizzando le carriere dei protagonisti, emerge un dato incredibile: gli autori delle sigle più amate sono gli stessi che hanno firmato i più grandi successi della musica leggera e del cinema.
Questo che segue è un elenco sommario che prende in esame solo alcuni dei grandi artisti delle sigle con lo scopo di mostrare quella che è la caratura degli artisti impegnati nelle sigle
Un’eredità da rivalutare
L’elenco potrebbe continuare all’infinito citando i Fratelli Balestra, Vince Tempera, Vito Tommaso, Augusto Martelli, Enzo Draghi, Claudio Maioli, Luigi Lopez... Tutti questi nomi confermano che le sigle non erano “prodotti minori”, ma composizioni studiate nei minimi dettagli.
Resta però un pizzico di amarezza per alcuni artisti che, ancora oggi, faticano a riconoscere questo legame. È il caso de I Vianella (Edoardo Vianello e Wilma Goich): nonostante la loro Cybernella sia amatissima dai fan, i due artisti ormai separati, tendono a ignorarla nelle interviste, quasi temendo che una “canzone per bambini” possa intaccare il loro prestigio di interpreti pop. Al contrario, è proprio quella qualità superiore che ha permesso a questi brani di vincere la sfida contro il tempo.





