Campania Libri Festival: libri e fumetti a braccetto

Ancora una volta Palazzo reale ha fatto da scenario a Campania Libri Festival, la fiera dell’editoria arrivata alla sua quarta edizione che dal primo al 4 Ottobre 2026 ha visto alternarsi autori e case editrici del mondo della saggistica, letteratura, romanzi e ovviamente fumetti.

Già da diverse edizioni la kermesse apre le porte anche agli editori di fumetti, confermando come l’universo della lettura abbracci l’intera produzione su carta, a prescindere dalla presenza di illustrazioni. Risulta così del tutto naturale imbattersi, passeggiando tra i vari stand, in romanzi di fantascienza, narrativa, saggi, biografie… e tavole disegnate.

Tra i marchi presenti spiccava Galactica Edizioni, una realtà campana che si racconta così:
“Galactica Edizioni nasce prevalentemente per dare spazio a tutto quello che può essere collegato al mondo del fantastico: fantascienza, fantasy, fumetti, ma anche la storia e il mistero avranno il loro spazio. Vogliamo dare spazio a chi ha le nostre stesse passioni, a chi fa i nostri stessi sogni e a chi cerca, tra le pagine di un libro le stesse emozioni che ci smuovono fin da quando eravamo bambini” e la stessa Elisa Filomena Croce, responsabile della casa editrice ci ha illustrato le novità editoriali presentate al Campania Libri Festival, tra cui la tetralogia fantastica Figli della Luna firmata da Sara Filice, Gli eroi del male, venti maschere per il villan — un’antologia che raccoglie i venti racconti vincitori del contest letterario “Crea il tuo cattivo” — e Icone di Domenico Alfieri. Quest’ultimo volume celebra i volti celebri della televisione attraverso inediti narrativi scritti dai follower del profilo Handesigner e arricchiti dalle illustrazioni dello stesso autore.

Ed è insieme al Mangaka Gabriele Cioffi che Domenico Alfieri è stato protagonista di un dibattito molto seguito, tenutosi il 3 Ottobre nella sala Tammurriata della Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele II di Napoli.

Fan Art: ai confini della creatività tra diritto d’autore e diritto di sognare
Questo il tema centrale del convegno, ispirato direttamente a un episodio accaduto durante la Japan Expo di Parigi, dove gli organizzatori avevano sequestrato le opere esposte nello spazio di un disegnatore con l’accusa di violazione del copyright.
Riportiamo la sinossi ufficiale del panel tratta dal portale di Campania Libri Festival:
Ogni artista muove i primi passi da un sogno, sovente ispirato da un mito: un manga, un anime, un romanzo o un videogioco. Da qui prendono forma fan art e fanfiction, vere e proprie palestre creative dove ci si esercita nella narrazione e si forgia il proprio stile. Dove corre esattamente il limite tra l’omaggio e la creazione originale? In che modo coesistono il diritto d’autore e la libertà di immaginazione? E per quale ragione molte fanfiction si sono trasformate in bestseller letterari?

Galactica Edizioni ha promosso un confronto su questo delicato bilanciamento tra ispirazione, inventiva e tutela legale. Attraverso le voci di autori, illustratori ed editori, i partecipanti hanno esplorato l’universo delle fan art e delle fanfiction, comprendendo come una passione giovanile possa fungere da trampolino per nuovi mondi narrativi.
Uno sguardo dietro le quinte ha svelato come alcune pubblicazioni di Galactica Edizioni traggano origine proprio dal fenomeno delle fanfiction: è il caso della saga Figli della Luna di Sara Filice e dell’inedito Navarre, il cacciatore di demoni, emblematici esempi di passioni evolutesi in narrazioni indipendenti. Si è discusso di copyright, scintilla creativa, deontologia della scrittura e importanza dei fandom, evidenziando come la salvaguardia delle opere e la promozione di nuovi talenti procedano di pari passo. D’altronde, ogni grande scrittore è stato in origine un semplice lettore appassionato che ha avuto il coraggio di continuare a sognare.

Ho avuto l’opportunità di incontrare Domenico e Gabriele, intrattenendomi con loro per una piacevole conversazione incentrata su questi temi e non solo.

Ecco il resoconto del nostro botta e risposta.

In questa edizione del CLF siete intervenuti in qualità di relatori in un incontro incentrato sulle fan art. Potreste approfondire il tema che avete affrontato?

Gabriele: Un saluto a te, Maurizio. Quest’anno al Campania Libri Festival — per me alla quarta partecipazione a una manifestazione in costante crescita — gli amici di Galactica Edizioni mi hanno coinvolto in un talk dal titolo suggestivo, “Fan art ai confini della creatività tra diritto d’autore e diritto di sognare”. Si tratta di una questione spinosa ma affascinante, che a mio avviso merita ampi spazi di discussione e una maggiore maturità collettiva. Siamo partiti da un dato di fatto: qualunque artista, agli esordi, tende inevitabilmente a imitare ciò che ha amato e apprezzato, sfruttando quei personaggi e quello stile specifico per trovare, un passo alla volta, la propria voce. È una dinamica comune, la quale però rischia spesso di intrappolare i talenti emergenti in un vicolo cieco, spingendoli talvolta a monetizzare oltre i limiti legali. Le motivazioni alla base di questo fenomeno sono molteplici e complesse; per questo motivo abbiamo tenuto a precisare fin da subito che il nostro incontro voleva essere un confronto costruttivo e non un tribunale morale. È innegabile che commercializzare stampe raffiguranti personaggi protetti da copyright costituisca un illecito, così come è vero che le soglie di tolleranza dei detentori dei diritti appaiono spesso vaghe e imprevedibili. A ciò si unisce la confusione generata dal pubblico stesso, che adotta criteri paradoxali e campanilistici, osannando alcuni fan artist e condannandone altri senza alcuna coerenza logica. Resta un argomento delicato che ci siamo ripromessi di sviscerare ulteriormente, magari tramite dirette dedicate.

Domenico: Ciao Maurizio. Abbiamo affrontato senza filtri il complesso rapporto che lega la fan art alla normativa sul diritto d’autore. Tenendo conto della massiccia presenza di pubblico giovane, ci siamo soffermati su alcuni nodi cruciali per spiegare come la legge tuteli (o limiti) le opere derivate realizzate dai fan. Abbiamo tracciato una linea netta tra ciò che è consentito e ciò che risulta assolutamente vietato. Un chiarimento fondamentale per offrire punti di riferimento precisi a chiunque desideri cimentarsi nella rielaborazione di un’opera preesistente.

Una fiera libraria che apre le porte anche al fumetto. Ritenete corretto concedere spazio a questa forma espressiva, o pensate che libri e fumetti percorrano strade completamente separate?

Gabriele: Dal mio punto di vista parliamo di linguaggi differenti, ma questa diversità non esclude affatto la convivenza; al contrario, finisce per arricchire entrambi i settori.Negli ultimi anni il fumetto ha conquistato sempre più scaffali nelle librerie tradizionali, attirando un pubblico giovane: un’evoluzione decisamente positiva. Non ho mai incontrato un lettore appassionato esclusivamente di fumetti; al contrario, chi ama i comics coltiva solitamente interessi paralleli nel cinema, nella musica, nei videogiochi e nella letteratura. Abbattere i confini tra i vari mondi culturali costituisce sempre una scelta costruttiva.

Domenico: In passato si diceva che “i giocattoli fossero il nutrimento per la mente dei fanciulli”.
Personalmente sottoscrivo questa massima, estendendola al medium fumettistico, che considero una trasposizione visiva delle fiabe, della fantasia e di messaggi capaci di specchiarsi nelle difficoltà di tutti i giorni. Talvolta i fumetti riescono a trattare tematiche complesse offrendo soluzioni spiazzanti ed estremamente efficaci. Ritengo pertanto indispensabile valorizzare l’arte visiva e del racconto disegnato, specie in un’epoca in cui l’attenzione verso la manualità e la narrazione figurativa tende purtroppo a sbiadire. Sono moltissimi i giovani che non si limitano alla sola fruizione passiva di un’opera, ma si mettono in gioco scrivendo e illustrando storie amatoriali. Questo fermento rappresenta un indicatore prezioso della vitalità creativa delle nuove generazioni, un’energia che merita di essere incoraggiata e sostenuta affinché trovi sbocchi professionali e artistici concreti.

Domenico, la tua notorietà online è legata a illustrazioni che reinterpretano le grandi icone dell’animazione giapponese. Come descriveresti il tuo legame con questo immaginario?

Mi sono accostato a questo universo dapprima come semplice ammiratore e in seguito come professionista. Come molti addetti ai lavori, sono stato — e continuo a essere — un fervente estimatore dei cartoni animati giapponesi, con una predilezione particolare per la produzione compresa tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Ottanta. Mi riferisco a quel particolare stile d’animazione caratterizzato da tratti marcati e corposi, dove i contrasti di luce e ombra rappresentavano l’ossatura di ogni fotogramma. Si percepiva nitidamente il segno della matita, ripassata manualmente sul foglio con un tratto magari nervoso o imperfetto, capace però di conferire ai personaggi e alle vicende una profondità visiva straordinaria. Non a caso venivano definiti “cartoni animati”, poiché si trattava di veri e propri disegni che prendevano vita sullo schermo. Negli anni Novanta, quando l’estetica dell’animazione ha virato verso soluzioni stilizzate, minimali ed evanescenti — in cui la tridimensionalità era affidata perlopiù al colore piuttosto che al tratto — mi sono schierato a difesa di quello stile classico. Ho difeso e fatto mia quella linea grafica e quel segno su carta che, ai miei occhi, custodivano l’essenza di un mondo che rischiava di svanire. Oggi molte delle mie illustrazioni circolano ampiamente sul web, condivise quotidianamente sui social network, dove non di rado vengono scambiate per tavole originali o addirittura vendute come tali da utenti amatoriali che le confondono con veri frame televisivi.

Gabriele, tu operi sia come disegnatore che come insegnante. In che misura le serie animate giapponesi della tua giovinezza hanno plasmato e continuano a plasmare la tua attività?

Ancor prima di impugnare la matita come professionista, sono stato un fan storico dei vecchi anime prima e dei manga nei primi anni Novanta poi. L’impatto iniziale è stato folgorante: al di là dello stile grafico, mi ha catturato quel modo di narrare e quella sintassi visiva (codificata secondo una grammatica ben precisa e distante dai canoni occidentali), la quale ha modificata radicalmente la mia percezione visiva e il mio gusto estetico. Continuo a seguire con passione molte serie attuali, purtroppo con meno tempo di quanto vorrei, e mi diverto a rintracciare i punti di contatto tra i classici e la produzione contemporanea, spesso legati da fili invisibili e molto più vicini di quanto i fan, storici o novizi, siano portati a credere. Il mio obiettivo costante è fare da ponte tra generazioni differenti. Nella mia attività professionale cerco continuamente una sintesi tra queste influenze passate e il presente, con l’ambizione di proporre una visione artistica personale e rinnovata.

Dal tuo punto di vista di docente, quali letture consiglieresti a un appassionato di libri che desidera avvicinarsi per la prima volta al mondo del fumetto?

Solitamente consiglio di esplorare il panorama dei manga, partendo dai capisaldi storici: “Devilman” di Go Nagai, “Rocky Joe” (titolo originale “Ashita no Joe”) di Tetsuya Chiba, “I tre Adolf” di Osamu Tezuka, le opere di Leiji Matsumoto, senza trascurare titoli più raffinati come “Touch” di Mitsuru Adachi o i lavori di Naoki Urasawa come “Monster” e “Pluto”. Se dovessi invece indicare un unico titolo imprescindibile, la mia scelta ricadrebbe su “Ping Pong” di Taiyo Matsumoto. È la narrazione di due giovani alla ricerca della propria identità all’interno di un universo sportivo fatto di rigore e sacrificio, dove la vittoria non rappresenta l’unica via per realizzarsi. Assolutamente da leggere e avere in libreria

Campania Libri Festival: libri e fumetti a braccetto

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