Si chiude con i Tokusatsu il ciclo di incontri presentati da Vite da Peter Pan al Napoli Comicon 2026.
Dopo gli approfondimenti dedicati ai cinquant’anni di Candy Candy e Gaiking – Il robot guerriero, l’attenzione si è spostata su un fenomeno che ha segnato profondamente la televisione italiana degli anni Ottanta: I Tokusatsu, ovvero i telefilm giapponesi ricchi di effetti speciali che accompagnavano il boom degli anime nelle tv private.
Anche quest’anno i panel a tema vintage hanno riportato il pubblico indietro nel tempo, raccontando la nascita e l’evoluzione di produzioni che hanno influenzato intere generazioni di spettatori. Maurizio Nataloni insieme a Gabriele Cioffi, tra immagini d’epoca, video storici e curiosità poco conosciute, l’evento ha ripercorso la storia dei Tokusatsu, un genere ancora oggi amatissimo in Giappone.
Cosa sono i Tokusatsu
Il termine Tokusatsu nasce dall’unione delle parole giapponesi “Tokushu” e “Satsuei”, traducibili come “effetti speciali”. Con questa definizione si indicano serie tv e film che fanno largo uso di tecniche visive speciali, dai modellini in miniatura alle iconiche tute dei mostri giganti.
Le radici del genere affondano negli anni Cinquanta grazie al lavoro di Eiji Tsuburaya, figura fondamentale della fantascienza nipponica. Fu proprio lui a rivoluzionare il cinema dei mostri con Godzilla, introducendo l’uso di attori in costume all’interno di scenografie urbane in miniatura, abbandonando progressivamente la stop-motion classica.
Il successo mondiale del Re dei Mostri trasformò Godzilla in una vera icona della cultura pop e aprì la strada a una lunga tradizione di produzioni Tokusatsu.
Dopo quel trionfo, Tsuburaya fondò la Tsuburaya Productions, da cui nacquero serie storiche come Ultra Q e soprattutto Ultraman, arrivato anche in Italia nei primi anni Ottanta attraverso l’adattamento statunitense.
La celebre “trilogia dei dinosauri”
Tra i Tokusatsu più ricordati dal pubblico italiano spicca la cosiddetta trilogia dei dinosauri composta da:
- Born Free
- I-Zenborg
- Koseidon
I tre titoli condividono la presenza dei dinosauri, ma adottano tecniche narrative differenti. Born Free e I-Zenborg mescolavano scene live action con sequenze animate, anticipando una formula che molti anni dopo sarebbe stata resa celebre da Chi ha incastrato Roger Rabbit.
Koseidon, invece, era interamente realizzato dal vivo con ampio utilizzo di modellini e miniature per battaglie spaziali e combattimenti.
Le sigle italiane diventate cult
Un aspetto rimasto nella memoria degli appassionati riguarda le sigle televisive. Born Free mantenne la sua opening originale giapponese, mentre I-Zenborg e Koseidon ricevettero adattamenti musicali italiani che contribuirono enormemente alla loro popolarità.
La sigla di Koseidon è ricordata anche per la presenza della voce narrante di Romano Malaspina, storico doppiatore di personaggi leggendari come Actarus in UFO Robot Goldrake e Hiroshi in Jeeg Robot d’acciaio.
Da Koseidon a Tansor 5
Alla trilogia viene spesso associato anche Tansor 5. Pur non essendo un Tokusatsu ma un anime vero e proprio, la serie contiene numerosi richiami visivi a Koseidon, compresa la presenza della celebre astronave.
La sigla italiana fu composta da Augusto Martelli, già autore della versione italiana di La battaglia dei pianeti.
Ogon Bat: il precursore degli eroi giapponesi
Prima ancora della trilogia Tsuburaya, il Giappone aveva già conosciuto un eroe destinato a entrare nella storia: Ogon Bat.
Nato nei Kamishibai, i tradizionali teatrini illustrati giapponesi popolari tra gli anni Venti e Cinquanta, Ogon Bat conquistò il pubblico al punto da diventare protagonista di un live action nel 1966 distribuito in Italia con il titolo Il ritorno di Diavolik.
Da noi il personaggio esplose soprattutto grazie all’anime Fantaman, arrivato sulle televisioni italiane nei primi anni Ottanta. Indimenticabile la sigla interpretata da Douglas Meakin, diventata iconica grazie alla celebre risata iniziale.
Megaloman e il boom dei Super Sentai
Per molti fan italiani, il simbolo assoluto dei Tokusatsu resta Megaloman.
Creato da Tetsu Kariya, il “guerriero della Fiamma di Megalopoli” contribuì a diffondere il modello dei Super Sentai: squadre di eroi identificati da colori differenti impegnati nella lotta contro il male.
In realtà il primo vero esempio del genere fu Go Ranger, ideato dal celebre Shōtarō Ishinomori, autore anche di Kamen Rider e Cyborg 009.
Uno degli elementi più riconoscibili di Megaloman era il suo attacco finale: la fiamma sprigionata dai lunghi capelli bianchi durante il movimento della testa. Una posa ispirata direttamente alla tradizione teatrale Kabuki e alla danza Renjishi.
L’eredità dei Tokusatsu nella cultura pop moderna
L’influenza dei Tokusatsu è ancora evidente nella cultura pop contemporanea. Uno degli esempi più importanti è Hideaki Anno, creatore di Neon Genesis Evangelion.
Il regista ha più volte dichiarato il proprio amore per il genere, omaggiandolo con la trilogia composta da:
- Shin Godzilla
- Shin Ultraman
- Shin Kamen Rider
Anche il recente anime Dandadan contiene evidenti riferimenti estetici a Ultraman, soprattutto nella sigla iniziale.
Persino Go Nagai subì l’influenza del genere durante la progettazione iniziale di Mazinga Z. Le prime bozze del robot presentavano richiami troppo evidenti a Kamen Rider, tanto da essere rifiutate dalla Toei prima della versione definitiva.
Dai Super Sentai ai Power Rangers
L’eredità dei Tokusatsu arrivò anche in Occidente. La prova più evidente è rappresentata dai Power Rangers, adattamento statunitense della serie giapponese Kyōryū Sentai Zyuranger.
Il produttore Haim Saban acquistò i diritti delle scene d’azione originali giapponesi, integrandole con nuove sequenze girate negli Stati Uniti per creare una trama più adatta al pubblico occidentale.
Ancora oggi, a distanza di decenni, il fascino dei Tokusatsu continua a influenzare cinema, anime e serie tv, dimostrando quanto questo genere abbia lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo di più generazioni.





