Mondo MangAnime, ne avevamo bisogno?

Chi frequenta l’ambiente di anime e manga avrà notato, nelle ultime settimane, la forte campagna promozionale sui social per una nuova collana di RBA intitolata MangAnime. L’opera viene presentata come una sorta di enciclopedia dell’animazione giapponese, con un catalogo che include serie celebri quali Dragon Ball, Naruto, Attacco dei Giganti, I cavalieri dello Zodiaco, Goldrake, Demon Slayer, Holly e Benji, One Piece e molte altre.

Il messaggio pubblicitario promette un’edizione di pregio, curata da specialisti e pensata per i fan: un volume di riferimento capace di raccontare la storia del “manganime” attraverso le sue opere più iconiche.
Una premessa che se fosse stata una promessa sarebbe stato davvero un bel regalo per appassionati e per chi vuole saperne di più sui propri beniamini, che siano quelli dei manga o quelli degli anime (o di entrambi).

Sulla base di queste premesse, numerosi appassionati si sono avvicinati all’acquisto convinti di trovarsi davanti a un prodotto autorevole. Le aspettative, però, per molti sono state deluse.

Procedendo con ordine, il primo elemento che solleva perplessità è proprio il termine “MangAnime”, scritto come fosse una parola unica. Manga e anime sono certamente mondi contigui e spesso interconnessi, ma restano media distinti, con dinamiche produttive e narrative differenti. Fonderli in un unico concetto suggerisce una sovrapposizione che non sempre rispecchia la realtà del settore.

Secondo aspetto critico: gli autori. Nel volume dedicato a Dragon Ball non emergono crediti chiari né riferimenti editoriali dettagliati, salvo i nomi di Oriol Estrada Rangil, Miguel Ángel Álvarez e Jori Valerio. Il primo risulta effettivamente attivo nella divulgazione della cultura giapponese (da wikipedia: Dal 2014 collabora con Ficomic nell’organizzazione della Fiera del Manga e della Fiera Internazionale del Fumetto di Barcellona. Nel 2015 ha fondato Espai Daruma, un centro culturale, linguistico e ricreativo a Barcellona dedicato a manga, anime, lingua e cultura giapponese), mentre sugli altri due è difficile reperire informazioni verificabili. Questo contrasta con l’immagine di “specialisti” evocata dalla comunicazione promozionale.

Dal punto di vista grafico ed editoriale, l’impaginazione appare poco curata. L’assenza pressoché totale di immagini è particolarmente sorprendente per un’opera che tratta un medium visivo per eccellenza. Paradossalmente, la quarta di copertina menziona limitazioni legate ai diritti iconografici, lasciando intendere che l’edizione originale includesse materiale visivo poi rimosso.

Un esempio di come i titoli dei paragrafi siano troppo vicini al margine di rilegatura e di come i capoversi siano troppo interni rispetto al paragrafo

Anche le scelte tipografiche e di layout risultano disomogenee: box laterali con font differenti, titoli troppo vicini alla rilegatura, spaziature irregolari e giustificazioni del testo non sempre gestite correttamente. L’insieme trasmette una sensazione di scarsa rifinitura.

Il nodo più rilevante riguarda tuttavia i contenuti. In un testo che ambisce a essere un saggio divulgativo, la presenza di imprecisioni fattuali e incongruenze terminologiche rappresenta un limite significativo. Vengono citate, ad esempio, informazioni discutibili sulle prime trasmissioni televisive italiane della serie, dove si attribuisce a Italia Uno un primato che storicamente appartiene a Junior Tv, con il successivo arrivo sulle reti Mediaset solo anni dopo.

Le note di approfondimento, inoltre, non riportano fonti verificabili, un’assenza problematica per un’opera che si propone come riferimento. Senza un apparato critico adeguato, il confine tra analisi e opinione diventa inevitabilmente più labile.

Ulteriori dubbi sono emersi osservando materiali promozionali di volumi successivi, inclusi casi di immagini non coerenti con i titoli annunciati, come la comparsa di Link dalla saga The Legend of Zelda su una copertina dedicata ad altro franchise.

Nel complesso, il volume sembra privilegiare riassunti narrativi piuttosto che approfondimenti storico-critici o contestuali. Ciò ha portato alcuni utenti a speculare sull’origine dei testi, ipotizzando processi di scrittura automatizzata. L’editore ha dichiarato che il lavoro è interamente umano, ma la discussione resta aperta tra i lettori.

Una pagina interna tradotta con Google Translate che non è particolarmente pertinente all’argomento e che apre dubbi all’origine di questa immagine (AI?)

Un’ultima osservazione riguarda la nomenclatura delle opere. L’utilizzo di titoli italiani storicizzati come Holly e Benji è comprensibile in ottica commerciale, ma in una collana che ambisce a un taglio enciclopedico ci si potrebbe attendere il ricorso ai titoli originali, come Captain Tsubasa, eventualmente accompagnati dalla denominazione locale.

In definitiva, per chi cerca analisi rigorose e ricostruzioni affidabili del panorama anime e manga, può risultare più soddisfacente orientarsi verso pubblicazioni firmate da studiosi o critici riconosciuti, con un approccio metodologico più solido e documentato.

UPDATE
L’artista CROM ha pubblicato un post in cui dichiara che la RBA ha utilizzato una sua immagine senza permesso.
Ecco il post:
Questo post è soprattutto per far sapere a tutti che io non c’entro niente con questo libro! @rbaitalia si sono presi la responsabilità di prendere il mio lavoro e metterlo sulla copertina di questa atrocità senza chiedere a me o a nessuno, per quel che conta. Hanno tutto sul loro sito e sui social e non mi hanno ancora risposto.

Mondo MangAnime, ne avevamo bisogno?

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