Candy Candy: Il mito della “Signorina tutte lentigini” tra successi e tribunali

Gli anni ’80 sono stati l’età dell’oro per l’animazione giapponese in Italia, un periodo in cui l’offerta televisiva riusciva a soddisfare ogni tipo di pubblico: dai Robot giganti per chi cercava azione, alle Maghette per chi amava il fantasy, passando per gli Sportivi e i personaggi Comici.

In questo scenario, un posto d’onore spettava al filone dei “racconti di orfani”, storie intense e drammatiche come Remi, Anna dai capelli rossi o Georgie. Ma tra tutti, il titolo che ha lasciato il segno più profondo è senza dubbio Candy Candy. Un’icona che oggi vive tre vite parallele: quella televisiva, quella editoriale e quella giudiziaria.

1. La vita in TV: Un’epopea di emozioni

La versione animata è quella che ha consacrato Candy nel cuore del pubblico italiano. Attraverso 115 episodi, gli spettatori hanno seguito una trama fitta di amori, tragedie e colpi di scena.

  • Le origini: Candy viene abbandonata da neonata presso la “Casa di Pony”, sulle rive del lago Michigan. Cresce vivace insieme all’amica Annie, ma subisce il primo trauma quando quest’ultima viene adottata da una ricca famiglia.

  • Il Principe della Collina: In un momento di sconforto, la piccola incontra un misterioso ragazzo in kilt che, suonando la cornamusa, le rivolge la celebre frase: “Sei più carina quando ridi che quando piangi”. Un incontro breve che segnerà tutto il suo futuro.

  • Dolori e amori: Adottata dai Legan, Candy viene trattata come una serva dai perfidi Iriza e Neal. Trova conforto in Stear, Archie e soprattutto nel dolce Anthony, il suo primo amore, che purtroppo morirà cadendo da cavallo. Successivamente, la sua vita si intreccerà con figure chiave come il misterioso Albert e l’irrequieto Terence.

2. La vita in edicola: Il manga ricolorato

In Italia, il manga di Candy Candy arrivò negli anni ’80 grazie alla Fabbri Editori. La pubblicazione, durata 326 numeri, presentava caratteristiche tipiche dell’epoca:

  • Le tavole erano ribaltate e colorate, per adattarsi al senso di lettura occidentale (diversamente dall’originale in bianco e nero e con lettura da destra a sinistra).

  • Oltre alla storia originale, furono creati dei seguiti non ufficiali e romanzi prodotti interamente in Italia, una pratica comune all’epoca per sfruttare il successo dei brand più amati.

3. La vita in tribunale: Un mito sotto sequestro

Nonostante l’immenso successo, Candy Candy è oggi vittima di un paradosso legale. Le sue autrici, la scrittrice Kyoko Mizuki e la disegnatrice Yumiko Igarashi, sono bloccate da decenni in una dura battaglia giudiziaria per i diritti di sfruttamento del personaggio.

La conseguenza? Un oblio forzato. I tribunali giapponesi hanno stabilito che i diritti appartengono al 50% a testa, ma la mancanza di accordo tra le due impedisce qualsiasi nuova operazione commerciale. Non esistono ristampe del manga, né edizioni ufficiali in DVD o Blu-ray, rendendo l’opera praticamente irreperibile e alimentando la nostalgia dei fan

Il fenomeno Candy in Italia

Negli anni ’80, Candy Candy non era solo un cartone animato, ma un vero fenomeno di costume misurabile in tre modi:

  1. Media: Persino riviste generaliste come TV Sorrisi e Canzoni le dedicavano ampio spazio, analizzandone l’impatto educativo e sociale.

  2. Merchandising: Una produzione massiccia pari solo a quella di Goldrake, tra zaini, diari, bambole e gadget di ogni tipo.

  3. Musica: La sigla dei Rocking Horse, cantata da Douglas Meakin, vendette oltre 500.000 copie. Resta celebre il testo di Lucio Macchiarella che descriveva Candy con un gatto (mentre in realtà si trattava del procione Klin).

Conclusione

Candy Candy rimane una colonna portante dell’immaginario collettivo. La sua capacità di restare positiva nonostante le tragedie (dalla morte di Anthony al tormentato amore con Terence) l’ha resa un’icona al pari di Lady Oscar. La speranza di milioni di fan è che la disputa legale si risolva, permettendo finalmente a una nuova generazione di scoprire la versione originale di questa storia immortale.

 

Candy Candy: Il mito della “Signorina tutte lentigini” tra successi e tribunali

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